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Particolato dei pneumatici in mare: è emergenza?

Published in montaggiogomme by Matteo Lecca, 20/07/2020 0

Il particolato dei pneumatici è nel mirino per via dell’inquinamento da microplastiche che causa sia nell’atmosfera che nelle acque marine, come dimostrano recenti studi. I produttori di gomme auto però si difendono e rigettano le accuse, affermando che in base a ricerche da loro commissionate, l’inquinamento da particolato ha un’incidenza molto minore rispetto a quanto viene dichiarato. A generare il particolato è l’usura dei pneumatici, per questo si sta pensando a norme più restrittive per i costruttori per ridurre il consumo delle coperture, nuove regole che però obbligherebbero le aziende a rivedere totalmente i processi produttivi, con costi enormi difficilmente sostenibili in una situazione come quella attuale, in cui bisogna fare i conti con la crisi creata dall’emergenza sanitaria globale.

Il particolato invade il mare?

Stando ai risultati di recenti studi, particelle di particolato dei pneumatici sono state ritrovate addirittura nelle acque dell’Artico e il loro impatto sulla nostra salute e su quella di animali e piante sta crescendo di anno in anno. Al momento non è ancora quantificabile, come ha specificato anche l’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità, ma le polveri sottili che si creano dal consumo dei pneumatici possono comporre fra lo 0,5 e il 10% del particolato. Dati che mettono in allarme e che portano vari esperti a parlare di emergenza, tuttavia è proprio quell’ampia forbice a dare sostegno alle tesi dei produttori, che si difendono parlando di dati attualmente imprecisi e poco affidabili, in quanto fra 0,5 e 10 c’è una notevole differenza. A loro volta, poi, i costruttori si avvalgono di altre ricerche che tendono a minimizzare il fenomeno, ritenendo il particolato delle gomme molto meno rischioso di quanto si voglia far pensare.

Una battaglia non solo ambientale

Quella che si sta svolgendo non è una battaglia soltanto ambientale, ma entra sempre di più nel campo della politica: a fronte delle ricerche che mettono in guardia sull’inquinamento causato dal particolato, infatti, le autorità sono intenzionate ad intervenire stabilendo dei criteri più rigidi per la produzione dei pneumatici, in particolare per quanto concerne i materiali impiegati, che dovrebbero essere meno inquinanti. I produttori però sono fortemente contrari a nuove legislazioni di questo tipo, poiché comporterebbero costi molto elevati e al momento non sostenibili. Creare gomme con una normativa studiata per limitarne l’usura significa stravolgere la progettazione, con spese e tempistiche ancora da calcolare per le aziende produttrici. Sembrerebbe però che gli studi mostrati dalle società costruttrici siano stati commissionati ad hoc, proprio con l’obiettivo di non far emergere i rischi correlati all’inquinamento da particolato e proteggersi così sia da eventuali nuove normative che da possibili azioni legali nei loro confronti.

Il caso Cardno ChemRisk

Hanno fatto parecchio discutere le dichiarazioni di due ex dipendenti (che hanno voluto mantenere l’anonimato) della Cardno ChemRisk, società statunitense di consulenza scientifica, secondo i quali l’industria dei pneumatici avrebbe commissionato alla loro ex azienda almeno una decina di studi negli ultimi cinque anni che avevano l’obiettivo di sminuire i rischi sia sull’ambiente che sulla salute legati al particolato dei pneumatici. Sostanzialmente degli studi di parte, per difendere la loro posizione e i loro interessi, pur essendoci realmente delle lacune nelle ricerche che pongono un collegamento tra consumo delle gomme e inquinamento. ChemRisk ha però respinto in toto queste accuse, sostenendo la propria indipendenza e che il suo funzionamento è paragonabile a quello delle università di ricerca, che ricevono supporto economico attraverso sponsorizzazioni di settore. Quindi l’attendibilità dei loro dati è assolutamente verificata. Se l’incidenza del particolato sull’inquinamento è ancora incerta, quello che invece appare assodato è la serrata battaglia – ambientale e politica – che vedrà contrapposti nei prossimi anni i produttori di gomme e le autorità a suon di studi scientifici.